Favole
La bella addormentata nel bosco

La bella addormentata nel bosco

Il giorno in cui ai sovrani nacque la prima figlia - una bellissima bambina, che a suo tempo sarebbe diventata regina - in tutto il regno si fece una grande, indimenticabile festa. Anche a corte fu organizzato uno sfarzoso ricevimento, per la presentazione ufficiale della principessina al popolo, e vennero invitati tutti i personaggi più importanti e potenti, comprese le fate che abitavano numerose in quel paese felice.
 Il giorno stabilito, tutte le fate si presentarono al castello, a eccezione di una, la Fata Nera, e nessuno capiva perché non avesse accettato l'invito. (Si seppe, in seguito, che l'invito disgraziatamente si era perduto, ma la Fata Nera, convinta che a lei fosse stata fatta una scortesia, si era molto offesa e aveva deciso di vendicarsi.)
 Le fate sfilarono davanti alla culla della principessina e, con un tocco di bacchetta magica, le donarono ciascuna una virtù: chi la bellezza, chi la bontà, chi l'intelligenza, chi la gentilezza...
 Le buone fate erano tante che l'ultima della fila esitò un attimo, non riuscendo a trovare una virtù che già non fosse stata donata da qualcuna delle sue care amiche.
 Mentre pensava al regalo da fare, nel salone entrò la Fata Nera, che si avvicinò alla culla e puntò minacciosamente la sua bacchetta contro la bimba.
 «Non posso annullare quanto le mie colleghe ti hanno già regalato» disse con voce sibilante per l'ira «però posso far sì che tu possa goderne soltanto per pochi anni.
 Quando sarai diventata una bella fanciulla, un fuso ti pungerà e tu morrai!»
 La Fata Nera scomparve, lasciando chiunque nella disperazione e nello sgomento.
 «Salvate mia figlia dal terribile incantesimo» la regina supplicò le fate buone.
 Purtroppo, le altre avevano già usato i loro poteri magici per fare i doni alla bimba e adesso erano impotenti.
 Solo l'ultima non aveva ancora compiuto la sua magia; però non aveva poteri sufficientemente grandi da annullare il sortilegio della Fata Nera.
 «Tutto ciò che posso fare» spiegò «è impedire che muoia, quando il fuso la pungerà, e cada invece in un sonno profondo per cento anni.»
 Anche questa non era certo una rosea prospettiva! Il re, nel suo immenso dolore, credette di aver trovato la soluzione:
 «Farò distruggere tutti i fusi che esistono nel mio regno! Ordinerò che mia figlia non possa mai uscire dal castello e sia sorvegliata giorno e notte! Saprò impedire che il sortilegio possa avverarsi!»
 Ma quale uomo, sia pure un re, ha più poteri e più astuzie di una maga vendicativa e crudele?
 Gli ordini del sovrano furono eseguiti alla lettera e la principessa divenne un'incantevole fanciulla di quindici anni, piena di tutte le straordinarie virtù che le erano state donate.
 L'unica virtù che non aveva - quella che l'ultima fata non aveva avuto il tempo di donarle, prima dell'intervento della Fata Nera - era la mancanza di curiosità; e a dire il vero la fanciulla era curiosa come un'allodola!
 Era sempre vissuta chiusa nelle sue stanze, per cui aveva una voglia matta di scoprire cosa c'era nel resto del castello. Un giorno le sue guardiane si distrassero un attimo e la principessa subito ne approfittò per fuggire.
 Si aggirò per tutte le sale della reggia e anche nei sotterranei e nelle soffitte, finché giunse a un'alta torre nascosta fra gli alberi.
 Là dentro c'era la Fata Nera, diventata ormai vecchia, che stava filando. Per lei fu facile tentare la fanciulla mostrandole il fuso d'oro con cui stava filando e farla avvicinare tanto da pungerla. Istantaneamente il sortilegio si compì; ma la fanciulla, come aveva voluto l'ultima delle buone fate, cadde al suolo semplicemente addormentata.
 Si verificò, tuttavia, qualcosa che le fate non avevano previsto: insieme con la principessa, caddero addormentate tutte le persone e tutte le cose che si trovavano nell'immensa reggia.
 Un secolo dopo, un principe valoroso avventuratosi nel bosco si trovò la strada sbarrata da fitti rovi spinosi.
 Estrasse la spada e si aprì il passaggio, fino a quando, con sua grande sorpresa, arrivò a un castello dove tutti dormivano, sentinelle e cortigiani, cani e cavalli, persino il re e la regina, vicini sul trono.
 Il principe ispezionò ogni sala, finché giunse nella torre, dove trovò la principessa addormentata. Impietosito dalla terribile sorte che doveva aver colpito una così bella fanciulla, si inginocchiò accanto a lei e le diede un bacio lieve sulla fronte.
 Quel bacio ruppe l'incantesimo e l'intero castello si risvegliò. Che momento di gioia quando il re e la regina riabbracciarono la figlia! Le feste, che compresero il matrimonio della principessa con il salvatore, durarono tre mesi, e non è certo che siano ancora finite!