Favole
I tre porcellini

I tre porcellini

C'erano una volta tre porcellini che abitavano in una casetta col loro babbo e la loro mamma. Quando crebbero, la casa divenne troppo stretta per tutta la famiglia.
 «Qui non ci stiamo più» disse la madre un giorno. «È ora che ciascuno di voi costruisca la propria casa.»
 «Io mi farò una casa di paglia» dichiarò il primo porcellino, che pensava solo a divertirsi, «così farò in fretta e avrò più tempo per giocare.»
 «Io costruirò la mia casa con assicelle di legno» disse il secondo porcellino, che era un po' meno pigro, ma non troppo. «Sono un po' più pesanti, ma sono più solide a metterle una accanto all'altra non richiede una gran fatica.»
 «Io, invece, costruirò la mia casa con le pietre» affermò il terzo porcellino, che poi era il più grande. «Ci vorrà un po' più di tempo e di fatica, ma almeno sarà una casa comoda e solida.»
 Il primo porcellino aveva appena finito la sua casa di paglia, quando udì bussare alla porta. «Porcellino, porcellino, ti prego lasciami entrare» disse un grosso lupo nero, pregustando già un pranzo a base di cotolette di maiale.
 «Ma nemmeno per tutto l'oro del mondo» rispose il primo porcellino sprangando la sua porta di paglia.
 Il lupo ringhio. «E allora io soffierò e soffierò fino a distruggere la tua casa!»
 E fu proprio quel che fece. La casa di paglia volò via come un mucchietto di fieno e il primo porcellino corse strillando alla casa di legno del secondo porcellino.
 Dopo un po', il lupo arrivò ansimante alla porta della casa fatta con le assicelle di legno. «Porcellini, porcellini, vi prego, lasciatemi entrare» implorò attraverso il buco della serratura, mentre pensava al delizioso arrosto di maiale che lo aspettava.
 «Ma nemmeno per tutto l'oro del mondo, ti lascerò antrare» gli gridò il secondo porcellino sprangando la sua porta di rami.
 «E allora io soffierò e soffierò fino a distruggere la tua casa!»
 E fu proprio quel che fece. La casa di legno volò via come le scintille di un falò e i due porcellini corsero strillando alla casa di pietra del loro fratello maggiore.
 Il lupo arrivò ansimante dietro di loro e ringhiò attraverso il buco della serratura: «Porcellini, porcellini, per piacere fatemi entrare», e gli veniva l'acquolina in bocca pensando ai deliziosi prosciutti che avrebbe mangiato per cena.
 «Ma nemmeno per tutto l'oro del mondo ti lascerei entrare», dichiarò il terzo porcellino e sprangò la pesante porta di quercia della sua casa di pietra.
 Il lupo sghignazzò. «E allora io soffierò e soffierò fino a distruggere la tua casa!»
 Ed è esattamente quello che cercò di fare. Soffiò e soffiò, e poi soffiò e risoffiò. Ma per quanto si sforzasse, nemmeno una pietruzza della casa si mosse.
 «Ora ne ho proprio abbastanza di questo porcellino!» ringhiò il lupo affamato. «Lui pensa di essere al sicuro là dentro, ma io conosco tutti i mezzi per entrare.»
 Andò a prendere una scala e si arrampicò sul tetto della casa di pietra.
 «Tre porcellini per pranzo» pensava. «Gnam, gnam, gnam.» E si accinse a calarsi dentro il camino.
 Intanto i tre porcellini avevano sentito il lupo camminare sul tetto. «Oh poveri noi!» gemette il primo porcellino. «Che faremo ora?» strillò il secondo. Ma il terzo porcellino seguitò tranquillamente a preparare il pranzo, attizzando il fuoco e rimestando la pentola piena di minestra bollente.
 Il lupo scivolò dentro il camino e... SPLASH! cadde dentro la pentola di minestra bollente.
 Si udì un grande strillo e poi più niente. E questa fu la brutta fine del lupo cattivo.