Favole
Angelo Perfetti

Angelo Perfetti

Angelo Perfetti era troppo buono per essere vero! Aiutava le vecchie signore ad attraversare la strada, non faceva mai rumore, beveva succo di prugne perché gli faceva bene al pancino e si lavava le orecchie almeno due volte al giorno, senza che nessuno glielo raccomandasse. La sua camera era sempre in ordine e a scuola era il primo della classe.
 «Angelo è davvero un angioletto» soleva dire la sua mamma. E le mamma degli altri ragazzi le facevano eco: «Un angioletto davvero.» Ma dentro di loro pensavano «Ma che barba!»
 Un giorno Angelo si svegliò con uno strano prurito sulle scapole. Cercò di grattarsi, ma non ci arrivava. Quando fu l'ora di andare a letto, salutò i suoi genitori e salì diligentemente in camera sua. Stava per mettersi il pigiama quando vide nello specchio il rifletto delle sue spalle. C'erano due grosse protuberanze rosse!
 Quella notte dovette dormire sulla pancia e al mattino la giacchetta del pigiama gli stava stretta. Si guardò di nuovo allo specchio e cosa vide?
 Gli erano spuntate due piccole alucce!
 Ma il peggio doveva ancora arrivare. Mentre si stava lavando di denti (strofinandoli dall'alto in basso, naturalmente) un bagliore si sprigionò dalla sua testa e prese la forma di un'aureola. Angelo stava diventando un... vero angelo.
 Povero Angelo! Le ali formavano delle sporgenze nel maglione e l'aureola gli faceva venire mal di testa. «Ma io non voglio diventare un angelo», pensò. «Farò proprio la figura di uno stupido, svolazzando intorno col camicione bianco. Già adesso non piaccio molto alla gente, figuriamoci poi se mi vedono trasformato in un angelo piumato!» Si mise la giacca a vento per nascondere le ali e tirò su il cappuccio perché non si vedesse l'aureola.
 Ma mentre stava consegnando i compiti (in perfetto orario, naturalmente) sentì le ali crescere e delle lunghe pium bianche caddero a terra da sotto la sua giacca a vento. C'era un solo modo per evitare di diventare un angelo. Doveva fare qualcosa di VERAMENTE cattivo, il più cattivo possibile.
 «Angelo caro, ti prego togliti la giacca», disse la maestra sorridendo teneramente al suo alunno preferito.
 Angelo tossicchiò nervosamente.
 «No», rispose. La maestra rimase di sasso.
 «Angelo» disse severamente. «Togliti la giacca!»
 «No! Non voglio! e non puoi obbligarmi, stupida vecchia ciabatta!» le strillò facendole le boccacce. Intanto un'altra piuma svolazzò fuori dalla sua giacca a vento.
 «ANGELO!»
 Stringendosi la giacca con le mani, si precipitò fuori dalla classe, fuori dalla scuola, e via per strada. Si fermò solo vicino alla caserma dei pompieri e disegnò sul muro col gesso una caricatura della maestra. E sotto ci scrisse. "Cattivo è bello!" e "La Malvagità al potere!" Poi si avviò verso i negozi, lasciando dietro di sé una scia di piume d'angelo che sarebbe bastata a riempire un cuscino.
 Ma che fatica essere cattivo! Era proprio un compito difficile, per un angioletto come Angelo.
 Nel supermercato fece cadere gli scaffali con tutte le scatole di piselli spalancò i frigoriferi e scongelò tutti i polli. Fece cozzare uno dei carrelli contro lo scaffale dei pacchi di carta igienica che si srotolarono in tanti nastri festosi.
 «Ma chi è questo diavoletto?» gridarono i clienti, e il proprietario lo minacciò col pugno.
 Angelo si toccò l'aureola. Si stava raffreddando tutta, tranne un pezzettino ancora caldo sul dietro della testa. E scomparve del tutto quando ebbe tirato pietre alle anitre dello stagno. Dopo avere sgonfiato un paio di gomme d'auto, suonato tutti i campanelli che trovava e rubato il lecca-lecca a un bambino, si rese conto che cominciava a prenderci gusto. Una risatina diabolica gli gorgogliava in gola e le piume d'angelo continuavano a cadere come pioggia.
 «Vieni qui diavolaccio!» gli gridò dietro un uomo al quale aveva infranto la vetrina. Angelo continuò la sua corsa, e quando incrociò la banda dell'Esercito della Salvezza, rubò il salvadanaio!
 Arrivato in camera sua, saltò con gli stivali sul letto finché ruppe tutte le molle. Poi tirò fuori i suoi giocattoli... senza rimetterli a posto.
 «Dammi da mangiare, mamma» comandò. «E che sia subito!»
 «Ti sei lavato le mani, caro?» chiese la mamma. «No, e non mi laverò mai più e nemmeno mi spazzolerò più i denti dall'alto in basso.»
 «Angelo!» lo sgridò suo padre. «Mamma, ma cosa è successo al ragazzo? È malato?»
 Per dire la verità, Angelo non si sentiva affatto bene. Gli doleva moltissimo la fronte.
 «Beh, l'aureola non può essere di certo» pensò, «non ho fatto una sola cosa buona in tutto il giorno!» Corse in bagno a guardarsi allo specchio. E cosa vide? Sulla sua fronte c'erano due piccole protuberanze rosse. Gli occhi gli brillavano stranamente e sentiva un dolorino in fondo al sedere.
 Solo il mattino dopo Anglo capì. Gli erano spuntati due bellissimi cornini, e una lunga coda a punta gli ciondolava dietro...
 Angelo era un diavolo!
 Povero Angelo. Gli toccava diventare buono un'altra volta. Chiese scusa alla mamma, restituì il salvadanaio all'Esercito della Salvezza e andò a pulire il muro della caserma dei pompieri. Si scusò anche con la maestra. «Non ero in me, ieri» disse. E siccome lei gli chiedeva come mai avesse la fronte bendata, «Ho battuto la testa» mentì, e la coda arrotolata dentro i pantaloni crebbe un altro pochino.
 Solo dopo tre giorni di buon comportamento, la coda e i cornini sparirono durante il bagno.
 Angelo tirò un sospiro di sollievo e promise a se stesso di non essere mai più proprio cattivo. Ma per evitare che gli crescessero di nuovo le ali e l'aureola, volle sempre lavarsi i denti da una parte all'altra e non dall'alto verso il basso come tutti gli avevano raccomandato di fare.